MORTE DI MOHAMMED, BAMBINO IRACHENO
Il confine con la Siria è semplice
da oltrepassare. Non c’è nessuno che ti ferma,
nessuno che ti dice nulla.
All’unico uomo presente basta un sorriso,
un “Allah è grande”, un lieve cenno verso
la Nikon appesa al collo
per avere la strada libera.
Non riuscivo ad ascoltare questa guerra
senza vedere.
Io conosco l’Iraq, amo quella gente così
disposta a donare
senza chiedere nulla in cambio.
Sono stato nelle loro tende nel deserto, a sorseggiare infiniti tè, ad apprezzare la loro libertà,
ad immortalare la Gioia tra le grida di bambini non reclusi da metaforici confini di ferro spinato.
Tutti dicevano che l’Iraq è un paese povero, il regno di un tiranno.
A me era parso solo un luogo dove non cresce nulla oltre ai sentimenti veri, che nascono dal cuore.
Ho veduto molta più tristezza in Italia, dove tutti si affannano per avere ancora qualcosa.
I dintorni di Baghdad sono un inferno. Sembra non esserci nessuno.
Tutto distrutto, macerie ovunque ...
Per strada, al Sole, incontro i corpi di alcuni militari iracheni.
Nessuno li tocca se non per buttarli nelle fosse, incuranti del loro nome.
I corvi infieriscono su di loro.
Quante macerie, quanta polvere, quanti rottami ...
Dove può arrivare l’Uomo che continua a costruire per poi radere al suolo ciò che ha fatto.
Nelle strade vagano anziani dal passo lento ed incerto.
Non hanno fretta, non hanno paura.
Conoscono la guerra. Di cosa dovrebbero avere timore? Di morire?
Alle mie spalle si odono dei forti boati.
Stanno tornando. I liberatori. I conquistatori del terzo millennio.
Mi nascondo per non incontrarli.
Gli americani sparano ovunque prima di entrare, per spianare la via.
E’ una guerra intelligente fatta da uomini stupidi.
Dovranno ricostruire. Le lobby immobiliari sono in attesa, bisogna fare presto.
L’economia degli states ha bisogno di innovazioni ...
Vicino al ponte vi sono dei bambini seminudi. Mi avvicino.
Mohammed mi parla.
Non capisco nulla, solo il suo nome.
Ha gli occhi di un pazzo.
Avrà più o meno undici anni.
Non riesco proprio a capire nulla.
Le truppe vengono verso di noi facendo un baccano terribile.
I carri armati fanno vibrare la terra.
All’improvviso Mohammed fugge, corre mentre si sentono degli spari verso i palazzi.
Corre, ma verso dove?
Il ponte. Un salto. Un tonfo.
Guardo incredulo.
Non è possibile. No, piccolo, perché? Sei un figlio del vento, del Sole, della Luna. Perché?
Scendo, correndo, giù al fiume.
Vorrei sentire ancora le sue parole senza significato.
La sua Vita vola via tra le mie mani ed io piango senza conoscerlo, senza poterlo aiutare.
Mi vergogno. Non posso fare nulla. Più nulla.
Un militare da sopra mi urla, arrogante, puntando l’arma verso di noi.
Mi chiede cosa stia facendo ... come se non si capisse ...
Gli rispondo che questa guerra non la vincerà nessuno ...
Posso tornare a casa, ora, ho veduto abbastanza ...
E' forse la prima volta che non fotografo la Gioia ...
FABIO PIRONI DI BONDENO